Dalla Repubblica Moldova a Verona, passando per anni di sacrifici, lontananza e rinascita personale: Doina Iatisin è una fotografa che ha fatto della resilienza la propria firma artistica.
Cresciuta in un piccolo villaggio tra i campi e il lavoro fin da bambina, ha imparato presto il valore dell’impegno e della speranza. Arrivata in Italia per amore della vita e per garantire un futuro migliore a sua figlia, Doina ha affrontato momenti durissimi — dalla solitudine alle difficoltà economiche, fino alla depressione — ma non ha mai smesso di credere nella forza dei sogni.
Il suo punto di svolta è arrivato grazie a un dono: una macchina fotografica, simbolo di rinascita e libertà. Da allora la fotografia è diventata la sua voce, un mezzo per raccontare la verità e restituire alle persone la loro bellezza autentica.
Oggi Doina è conosciuta come “la fotografa dei sogni”, capace di trasformare fragilità e dolore in arte, e di immortalare con sensibilità la forza invisibile che abita in ogni donna.
Le radici e il coraggio
Hai raccontato che la tua infanzia in Moldova è stata segnata da sacrifici e responsabilità precoci, ma anche da momenti di amore e semplicità. Quanto pensi che quelle esperienze abbiano influenzato il tuo modo di guardare il mondo — e quindi di fotografarlo?
“Sono cresciuta in Moldova troppo in fretta. La mia infanzia è stata fatta di responsabilità grandi, silenzi, sacrifici…ma anche di amore semplice, quello che non fa rumore ma resta per sempre. Credo che sia lì che ho imparato a vedere davvero. A guardare le persone non per quello che mostrano, ma per quello che portano dentro. La fotografia per me nasce così: dal desiderio di fermare ciò che è fragile prima che scompaia, di proteggere la bellezza nascosta nelle imperfezioni, di raccontare verità che non si possono spiegare a parole. Io non fotografo corpi: fotografo anime che chiedono di essere viste.”

Dalla necessità al sogno: l’arrivo in Italia
Il tuo trasferimento a Verona è nato da una scelta d’amore e di coraggio, per salvare la vita di tua figlia. Guardando indietro, cosa ti ha insegnato quel periodo difficile sulla forza di una madre e sulla possibilità di ricominciare da zero?
“Il mio arrivo in Italia non è stato un viaggio, è stato un atto d’amore. Ho lasciato tutto per salvare mia figlia, senza certezze, senza rete, solo con il cuore in mano e una speranza enorme. Quel periodo mi ha insegnato che una madre può essere più forte della paura, più forte della solitudine, più forte del destino. Mi ha insegnato che si può ricominciare da zero… ma non si ricomincia mai vuoti: si ricomincia pieni di ciò che si è sopravvissuti. Oggi ogni donna che fotografo la sento un po’ come me allora — in piedi, anche quando dentro trema.”

La fotografia come rinascita
Il regalo di una reflex ha cambiato tutto: è stato il punto di partenza di un nuovo capitolo. Quando hai capito che la fotografia non era più solo una passione ma la tua missione di vita? E come descriveresti oggi il tuo stile artistico?
“Quando mi hanno regalato la mia prima reflex non stavo ricevendo solo una macchina fotografica. Stavo ricevendo una nuova possibilità di respirare. All’inizio era una passione, poi è diventata una necessità, infine una missione. Ho capito che la fotografia era il mio modo di restituire al mondo quello che la vita mi aveva insegnato: che anche nel dolore esiste luce, e che ogni donna merita di vedersi bella nonostante tutto ciò che ha attraversato. Il mio stile è intimo, delicato, vero. Io non costruisco pose: creo spazi sicuri dove le persone possono essere finalmente se stesse.”

Le donne dietro l’obiettivo
Hai immortalato storie di donne che hanno affrontato sfide immense — malattie, infertilità, fragilità interiori — e che grazie ai tuoi scatti si sono riscoperto belle e vive. Cosa provi ogni volta che una di loro ti scrive dicendo “mi hai fatta sentire di nuovo me stessa”?
“Quando una donna mi scrive: “Mi hai fatto sentire di nuovo me stessa”, io sento di aver fatto qualcosa di sacro. Molte arrivano da me spezzate, stanche, invisibili. Escono con uno sguardo diverso — non perché le ho rese belle, ma perché ho ricordato loro che lo sono sempre state. Ogni scatto è un atto d’amore. Ogni storia che mi viene affidata è una promessa: quella di trattarla con rispetto, dolcezza e verità.”

Dal dolore alla luce: il messaggio di Doina
Le tue foto parlano di amore, resilienza e rinascita. Se dovessi racchiudere il tuo messaggio in una frase per le donne che stanno attraversando un momento difficile, quale sarebbe?
“Se stai attraversando il buio, non sei persa: stai diventando. Dentro di te c’è una forza che nemmeno il dolore può spegnere. Io fotografo proprio quel momento — quando una donna smette di sopravvivere e ricomincia a vivere.”
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