Tra selle e studi: Gioia Golinelli racconta come ha trasformato la passione per l’equitazione in un progetto imprenditoriale

Gioia Golinelli è una giovane donna che ha scelto di non separare ciò che ama da ciò che studia. Studentessa di medicina e professionista nel mondo equestre, ha costruito nel tempo un progetto che unisce cavalli, viaggio e comunicazione digitale, dando forma a una visione contemporanea di un settore spesso legato a modelli tradizionali.

Attraverso i social media, dove è seguita da oltre 150.000 persone tra Instagram e TikTok, Gioia racconta l’equitazione dall’interno, lontano dalle narrazioni patinate e dagli stereotipi del settore. Il suo lavoro non consiste nel “vendere viaggi”, ma nel creare, accompagnare e raccontare esperienze equestri autentiche, collaborando con maneggi e realtà locali in Italia e all’estero.

Parallelamente, affianca centri equestri e maneggi nella comunicazione e nella strutturazione delle attività, aiutandoli a rendere visibile il valore che spesso resta nascosto: la cura dei cavalli, il lavoro quotidiano, il rapporto con il territorio. Un approccio che porta nel mondo equestre strumenti contemporanei, senza snaturarne l’identità.

Nel suo percorso, Gioia si confronta anche con le contraddizioni di un settore in cui le donne sono la maggioranza, ma raramente occupano posizioni di reale riconoscimento. Il suo lavoro, online e sul campo, nasce anche dalla volontà di contribuire a un cambiamento culturale, portando competenza, equilibrio e nuove prospettive.

Tra studio, maneggi e progetti in continua evoluzione, Gioia sta costruendo una direzione chiara, con lo sguardo rivolto al futuro dell’equitazione e all’idea di creare, un giorno, uno spazio proprio dove equitazione, formazione e accoglienza possano convivere in modo etico e sostenibile.

Credit photo: Abdel Aziz

1. L’organizzazione di viaggi equestri e il ruolo di content creator

Gioia, organizzi viaggi a cavallo in tutto il mondo e sei attiva come content creator nel settore equestre. Come è nata questa idea imprenditoriale? Quali sono le sfide più grandi nell’unire la passione per i cavalli con la creazione di contenuti digitali, e come riesci a far conoscere destinazioni e maneggi attraverso i tuoi canali social?

“Questa idea non è nata come un progetto imprenditoriale pensato a tavolino. È nata viaggiando a cavallo, vivendo esperienze molto intense e rendendomi conto che quel modo di vivere l’equitazione non veniva quasi mai raccontato per quello che è davvero. Spesso veniva semplificato, idealizzato, oppure completamente frainteso. Io non organizzo viaggi nel senso tradizionale del termine, né lavoro come un’agenzia. Creo e accompagno esperienze equestri insieme alle realtà locali, e soprattutto le racconto dall’interno. I social sono arrivati come conseguenza naturale: avevo bisogno di uno spazio per condividere ciò che stavo vivendo davvero, senza costruire una narrazione artificiale.

La sfida più grande è mantenere equilibrio e rispetto. I cavalli non sono un contenuto, e i maneggi non sono set fotografici. Raccontare questo mondo sui social significa trovare un linguaggio che sia accessibile ma che non trasformi tutto in spettacolo.Attraverso i miei canali cerco di raccontare ciò che spesso resta invisibile nel mondo equestre: le persone, il lavoro quotidiano, la cura dei cavalli e il legame profondo con il territorio. Non inseguo la visibilità, cerco connessione. Quando il racconto è sincero, trova naturalmente chi è pronto ad ascoltarlo, e tutto il resto segue.”

Credit photo by: Bekir Sozak

2. Il supporto ai maneggi: comunicazione e organizzazione

Una parte importante del tuo lavoro è dedicata all’aiuto concreto ai maneggi nella gestione della comunicazione e dell’organizzazione. Quali sono le difficoltà più comuni che riscontri in queste strutture? Come le aiuti a modernizzarsi e a farsi conoscere meglio? Credi che il settore equestre italiano sia pronto ad abbracciare le nuove forme di comunicazione digitale?

“La difficoltà più grande che riscontro nei maneggi non è la mancanza di qualità, ma la difficoltà nel riconoscere e raccontare il proprio valore. Molte strutture fanno un lavoro incredibile ogni giorno, ma restano invisibili perché non hanno tempo, strumenti o una visione chiara su come comunicare quello che sono davvero. Il mio lavoro parte sempre dall’ascolto e dall’osservazione. Entro nei maneggi, vivo le giornate con loro, cerco di capire come funzionano, quali sono i loro punti di forza e a chi possono parlare. Da questo li aiuto a rendere più chiara la comunicazione, a raccontare meglio quello che fanno e a usare i contenuti digitali come uno strumento efficace, non come un obbligo. Più che parlare di modernizzazione, mi piace parlare di traduzione.  Traduco il mondo equestre in un linguaggio comprensibile alle persone di oggi, senza snaturarlo. Credo che il settore equestre italiano abbia un potenziale enorme e che sia pronto a evolversi, a patto di smettere di vedere la comunicazione digitale come una minaccia e iniziare a usarla come uno strumento di valorizzazione.”

Credit photo by: Selim Sendal

3. Studi di medicina e passione equestre: un equilibrio possibile?

Stai studiando medicina, un percorso notoriamente impegnativo, mentre porti avanti la tua attività nel mondo dell’equitazione. Come riesci a gestire questi due impegni così importanti e apparentemente distanti? Pensi che le competenze acquisite negli studi medici possano in qualche modo arricchire il tuo lavoro con i cavalli e viceversa?

“Non credo molto nell’idea di equilibrio perfetto, soprattutto quando si attraversano fasi di cambiamento. All’inizio del mio percorso l’università occupava inevitabilmente il primo posto, mentre l’equitazione restava più in secondo piano. Oggi la situazione si è un po’ ribaltata: il progetto nel mondo equestre sta crescendo e richiede sempre più spazio, mentre l’università procede a un ritmo più lento. Non lo vivo come una rinuncia, ma come una fase. L’obiettivo resta quello di portare a termine il percorso di medicina, anche se con tempi diversi da quelli tradizionali. Penso sia importante normalizzare il fatto che i percorsi possano cambiare forma nel tempo, senza perdere valore. Detto questo, i due mondi non sono così distanti come sembrano. La medicina mi ha insegnato metodo, responsabilità, capacità di osservazione e rispetto per i processi, competenze che ritrovo continuamente nel lavoro con i cavalli e con le persone. Allo stesso tempo, l’equitazione mi ha insegnato l’ascolto, la gestione dell’imprevisto e la pazienza, qualità che porto anche nello studio e nella vita quotidiana. Forse non è un percorso lineare, ma è un percorso consapevole. Continuo ad adattarlo, a rimetterlo in discussione, con l’obiettivo di non perdere di vista né ciò che sto costruendo, né la persona che voglio diventare.”

Credit photo by: Selim Sendal

4. Il maschilismo nel mondo dell’equitazione

L’equitazione è uno dei pochi sport in cui le donne sono la stragrande maggioranza, eppure il settore rimane ancora molto maschilista nelle sue dinamiche di potere e riconoscimento. Hai vissuto personalmente situazioni di questo tipo? Cosa pensi debba cambiare affinché le donne, che sono la vera forza di questo mondo, vengano finalmente valorizzate come meritano?

“Sì, mi è capitato di incontrare dinamiche di questo tipo, soprattutto nel momento in cui ho iniziato a lavorare in modo più strutturato. Non sempre si tratta di episodi espliciti: spesso sono atteggiamenti più sottili, che riguardano il modo in cui vengono riconosciute competenze e autorevolezza. L’equitazione è un settore particolare: le donne sono la maggioranza, ma continuano a essere raccontate più come appassionate che come professioniste. Questo crea uno squilibrio che non sempre è evidente, ma che incide profondamente sulle dinamiche di potere e di riconoscimento. Detto questo, il settore sta lentamente cambiando. Sempre più donne stanno costruendo percorsi solidi, acquisendo credibilità attraverso il lavoro e la competenza. È un processo graduale, ma reale. Penso che il cambiamento arrivi meno dallo scontro e più da un diverso modo di riconoscere il valore. Quando il lavoro è fatto bene ed è visibile, molte etichette perdono peso da sole.”

Credit photo by: Selim Sendal

5. Progetti futuri: il sogno di un posto tutto tuo

Parlando di futuro, quali sono i tuoi progetti e i tuoi sogni più grandi? Hai menzionato il desiderio di aprire un posto tutto tuo: come lo immagini? Sarà uno spazio dedicato all’equitazione, alla formazione, all’accoglienza turistica o un mix di tutto questo? E come vedi la tua vita tra qualche anno, tra medicina, cavalli e imprenditoria?

“Nel futuro più vicino il mio obiettivo è continuare a contribuire all’evoluzione dell’equitazione, facendo emergere realtà valide e storie che meritano di essere viste. Mi entusiasma l’idea di scoprire e valorizzare le piccole gemme che esistono già, creando connessioni e dando voce a un mondo che ha molto più da raccontare di quanto sembri. Il sogno finale è avere un posto mio, costruito sui miei valori. Non come punto di partenza, ma come risultato di un percorso fatto di esperienza, errori e crescita. Un luogo che non segua modelli preconfezionati, ma che rappresenti un modo chiaro e personale di vivere questo mondo. Tra qualche anno mi vedo ancora in movimento, tra cavalli, progetti e nuove sfide. Non so esattamente come tutto si incastrerà, ma so che la direzione è quella giusta, ed è questo che mi motiva ogni giorno.”

Per concludere, Gioia, c’è un messaggio che vorresti condividere con le donne che ci leggono? Magari con quelle che, come te, stanno cercando di conciliare studio, passione e sogni imprenditoriali, o con chi si sente scoraggiata dalle difficoltà di un settore ancora troppo poco inclusivo?

“Alle donne che ci leggono vorrei dire di non sottovalutare il valore dei percorsi imperfetti. Quelli che sembrano lenti, confusi o fuori dagli schemi sono spesso quelli più autentici. Costruire qualcosa che sentiamo nostro richiede tempo, coraggio e la capacità di restare anche quando sarebbe più facile fermarsi. Se vi sentite in ritardo, fuori posto o diverse, non è un limite: è spesso il segno che state costruendo qualcosa che non esiste ancora.”

Profilo ufficiale instagram: https://www.instagram.com/gioiagolinelli_/

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