Quando una persona a noi cara viene colpita da una malattia grave, per forza di cose, il malato e la sua famiglia si trovano di fronte ad un evento inatteso a cui non erano preparati e, alla fine, sono costretti a una nuova realtà, molto lontana da quella a cui erano abituati.
Così è accaduto anche nella vita di Ornella Mamone Capria, autrice del libro “Il corpo scrive”, edito da Macabor nel 2025, che dopo aver sperimentato i sentimenti contrastanti di tristezza, ansia, rabbia per quanto accaduto ad una persona della sua famiglia, cerca di andare oltre la malattia sperimentando, anche attraverso la scrittura poetica che da anni pratica con successo, esplorazioni diverse:
“Fin dal primo momento, ho scelto di rivolgermi alla persona colpita dalla malattia come a qualcuno che esiste, che mantiene una presenza viva e significativa, anche quando questa non si esprime attraverso i canali consueti della comunicazione. Ogni parola, ogni gesto, ogni tentativo di lettura nasce dalla certezza che, dietro la lesione, la persona continua ad esserci, forse a sentire, a scrivere la propria storia in forme nuove e spesso in visibili.”
Questa forte convinzione dell’autrice guida le pagine di questo libro perché, secondo Ornella Mamone Capria, “il concetto del corpo/testo si espande per includere ogni esistenza che comunica al di là della parola orale o scritta. È un linguaggio muto che sfida le categorie interpretative e si manifesta in infinite forme di crisi e resistenza.”
Bisogna avere la forza e il coraggio di spingersi oltre iniziando a percepire il corpo malato non come mero oggetto inerte, ma come un nuovo medium espressivo, un testo su cui si possa inscrivere una storia inedita, fatta di segni indecifrabili ma pur sempre portatori di un significato latente.
Questa libro – come giustamente scrive Loredana Lorusso nella postfazione del libro – “ci porta nel profondo dell’esperienza di un caregiver di un paziente colpito da grave lesione cerebrale. “Quando la lingua cede, il corpo si fa testo, diventando il mezzo attraverso cui l’io si manifesta”. L’autrice, con una sensibilità profonda, esplora questa dimensione. Le lesioni cerebrali isolano il paziente in una dimensione a-dimensionale, un abisso di silenzio. (…) È il corpo/testo (come lo definisce Ornella Mamone Capria) a rivivere il mondo, a percepirlo e a rielaborarlo con uno sguardo diverso.”
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