Leadership femminile, lavoro e indipendenza economica: la visione della Senatrice Elena Murelli

Nel dibattito contemporaneo sul ruolo delle donne nella società e nel mondo del lavoro, temi come pari opportunità, indipendenza economica e welfare aziendale rappresentano oggi elementi centrali per costruire un futuro più equo e sostenibile. In questo contesto si inserisce il percorso della Senatrice Elena Murelli, da anni impegnata sui temi del lavoro, delle politiche sociali e dello sviluppo economico.

Con una formazione economica e un’esperienza professionale maturata tra consulenza, innovazione e istituzioni, Murelli ha portato nel suo impegno politico un approccio pragmatico, attento alle esigenze concrete delle famiglie, delle imprese e in particolare delle donne che ogni giorno cercano di conciliare crescita professionale e vita personale.

In questa intervista per il Network Dojo Donna, la Senatrice affronta i temi delle pari opportunità, del welfare aziendale, del ruolo delle piccole e medie imprese femminili e dell’importanza dell’indipendenza economica come strumento di libertà e autodeterminazione, offrendo una riflessione sul presente e sulle prospettive future della leadership femminile in Italia.

Credit Foto: Archivio personale intervistata Senatrice ELENA MURELLI

Il tema delle pari opportunità è oggi al centro del dibattito pubblico, ma spesso resta una sfida concreta nella vita quotidiana delle donne. Quali sono, secondo lei, le azioni più urgenti per trasformare il principio delle pari opportunità in realtà nel mondo del lavoro?

“Le pari opportunità non possono restare uno slogan: devono tradursi in scelte operative e misurabili. Le priorità oggi sono tre. La prima è garantire pari accesso alle opportunità di carriera, superando discriminazioni dirette e indirette, soprattutto nelle fasi di assunzione e avanzamento professionale. La seconda riguarda la trasparenza salariale, perché il divario retributivo è ancora una realtà che limita l’autonomia delle donne. Infine, è fondamentale investire in formazione continua e competenze, in particolare nelle discipline STEM e nei settori ad alta innovazione, per consentire alle donne di essere protagoniste nei lavori del futuro. Le pari opportunità si costruiscono con regole chiare, ma anche con un cambiamento culturale che coinvolga imprese e istituzioni.”

Credit Foto: Archivio personale intervistata Senatrice ELENA MURELLI

Il welfare aziendale sta assumendo un ruolo sempre più importante nel sostenere l’equilibrio tra vita professionale e vita privata. Quali modelli ritiene più efficaci per aiutare concretamente le donne, soprattutto madri, a non dover scegliere tra carriera e famiglia?

“Il welfare aziendale è uno strumento strategico, soprattutto se pensato in modo flessibile e inclusivo. I modelli più efficaci sono quelli che mettono al centro la persona, non il ruolo. Parliamo di servizi per l’infanzia, flessibilità negli orari, smart working ben regolato, ma anche di sostegni alla genitorialità condivisa, perché la conciliazione non deve ricadere solo sulle donne. È importante inoltre che anche le piccole e medie imprese siano messe nelle condizioni di adottare soluzioni di welfare, attraverso incentivi e semplificazioni. Il benessere dei lavoratori non è un costo, ma un investimento che genera produttività e coesione sociale. In questo quadro si inserisce anche la legge sulla certificazione della parità di genere, che rappresenta un passo importante per promuovere un cambiamento strutturale nelle organizzazioni. Non si tratta solo di un riconoscimento formale, ma di uno strumento che incentiva le imprese a rivedere processi interni, politiche retributive, percorsi di carriera e misure di conciliazione, rendendo la parità un obiettivo misurabile e verificabile.”

Credit Foto: Archivio personale intervistata Senatrice ELENA MURELLI

Le piccole e medie imprese guidate da donne rappresentano una parte fondamentale del tessuto economico italiano. Quali strumenti e politiche possono favorire la crescita dell’imprenditoria femminile e ridurre le difficoltà di accesso al credito e agli investimenti?

“L’imprenditoria femminile è una risorsa straordinaria per il Paese, ma spesso incontra ostacoli strutturali e culturali. Servono strumenti finanziari mirati, come fondi di garanzia, microcredito e incentivi fiscali dedicati alle imprese guidate da donne.
Accanto al credito, però, è fondamentale rafforzare le reti di accompagnamento, con mentoring, formazione manageriale e accesso ai mercati internazionali. Le donne imprenditrici non chiedono scorciatoie, ma pari condizioni di partenza. Quando questo accade, dimostrano una grande capacità di innovazione, resilienza e visione di lungo periodo. Il disegno di legge 342 che ho presentato nasce proprio con l’obiettivo di rafforzare concretamente l’imprenditoria femminile: ridefinendo e armonizzando norme esistenti nel codice delle pari opportunità per renderle più efficaci e coerenti con la realtà economica e produttiva attuale. L’obiettivo è favorire l’uguaglianza sostanziale e le pari opportunità tra donne e uomini nell’attività economica. Dando una definizione di Imprenditrice come donna che svolge attività imprenditoriale secondo il codice civile e iscritta nella sezione speciale del registro delle imprese e definendo l’impresa femminile come l’impresa in cui almeno il 51 % della partecipazione e conduzione è femminile (prima era il 60 %). In questo modo si amplia la platea delle imprese che possono accedere agli incentivi e rendiamo più efficaci gli strumenti di sostegno. Il provvedimento prevede fondi dedicati, contributi a fondo perduto, finanziamenti agevolati e servizi di accompagnamento, con particolare attenzione alla formazione e all’innovazione. Vogliamo creare pari opportunità reali, sostenendo le donne che fanno impresa e valorizzando il loro ruolo nella crescita economica del Paese.”

Credit Foto: Archivio personale intervistata Senatrice ELENA MURELLI

L’indipendenza economica è spesso la chiave per la libertà e l’autodeterminazione femminile. Dal suo osservatorio istituzionale, quali sono oggi gli ostacoli principali che impediscono alle donne di raggiungerla pienamente e come possono essere superati?

“Gli ostacoli principali all’indipendenza economica delle donne restano il divario retributivo di genere, la maggiore discontinuità dei percorsi lavorativi legata ai carichi di cura e una presenza ancora insufficiente nei ruoli decisionali e apicali. A questi fattori si affiancano barriere culturali e organizzative che continuano a incidere sulle opportunità di crescita professionale. Per affrontare in modo strutturale queste criticità, il Parlamento è impegnato nell’esame di importanti provvedimenti attuativi delle direttive europee in materia di pari opportunità. Mi riferisco, in particolare, allo schema di decreto legislativo recante attuazione della direttiva sulle norme in materia di pari opportunità e parità di trattamento tra uomini e donne in ambito lavorativo (Atto Senato n. 382), e allo schema di decreto legislativo di attuazione della direttiva (UE) 2023/970, attualmente all’esame come Atto n. 379, volto a rafforzare l’applicazione del principio della parità di retribuzione per uno stesso lavoro o per un lavoro di pari valore, attraverso strumenti di trasparenza retributiva e meccanismi di tutela più efficaci.

Si tratta di passaggi fondamentali perché rendono più esigibili i diritti, introducono obblighi di maggiore chiarezza nei sistemi salariali e rafforzano la capacità di prevenire e contrastare le discriminazioni economiche. Accanto all’azione normativa, resta però essenziale continuare a investire in politiche attive del lavoro, servizi di supporto alle famiglie e modelli organizzativi più inclusivi. L’indipendenza economica non è solo una conquista individuale, ma un fattore determinante di crescita economica, coesione sociale e prevenzione delle fragilità, inclusa la violenza economica, che colpisce ancora troppe donne.

Nel nostro Paese, ad oggi, 3 donne su 10 non sono titolari di conto corrente e 4 donne su 10 dipendono economicamente dal marito. Le donne non soltanto lavorano mediamente meno degli uomini, il che non consente loro di essere autonome dal punto di vista economico e finanziario, ma anche se hanno un’attività professionale non sempre sono messe nelle condizioni di gestire il loro reddito. Si stima infatti che il 30 percento delle donne non abbia un proprio conto corrente, mentre in alcuni casi esse –ancorché lavoratrici e titolari di un proprio reddito – hanno un conto corrente cointestato con il marito o il compagno, il che si traduce talvolta nella totale assenza di autonomia finanziaria. Ecco perché ho presentato il disegno di legge 763 in materia di corresponsione della retribuzione su conto corrente intestato al lavoratore.

In pratica, questo ddl interviene sulle norme che disciplinano la forma e le modalità di pagamento delle retribuzioni, con l’obiettivo di offrire maggiore trasparenza e tutela al lavoratore in merito alla disponibilità delle proprie somme salariali. Questo tipo di iniziativa legislativa può avere un impatto diretto sulla condizione lavorativa complessiva delle persone specialmente delle donne, e indirettamente anche sulle opportunità di accesso equo al reddito per tutte le lavoratrici — perché norme chiare e trasparenti sul pagamento della retribuzione sono uno dei pilastri dell’indipendenza economica.”

Credit Foto: Archivio personale intervistata Senatrice ELENA MURELLI

Quale messaggio desidera lasciare alle giovani donne che oggi si affacciano al mondo del lavoro o che desiderano intraprendere un percorso imprenditoriale o istituzionale, ma temono di non trovare spazio o riconoscimento?

“Alle giovani donne dico di credere sempre nel proprio valore e di non rinunciare alle proprie ambizioni. Le difficoltà esistono, ma non devono diventare un limite autoimposto. È importante formarsi, costruire competenze solide, cercare alleanze e non avere paura di mettersi in gioco, anche nei contesti più competitivi. Le istituzioni hanno il dovere di aprire spazi e creare opportunità, ma il cambiamento passa anche dal coraggio individuale. Ogni donna che sceglie di esserci, di partecipare e di guidare un progetto, contribuisce a rendere il sistema più giusto e inclusivo per tutte. Il mio messaggio finale va a tutte le donne che lavorano, che studiano, che si prendono cura degli altri e che non smettono di credere nel proprio valore, a tutte le donne che affrontano difficoltà, che lottano per i propri diritti, che chiedono rispetto e pari opportunità, il vostro impegno, la vostra forza e la vostra competenza sono una risorsa fondamentale per la nostra società. Come istituzioni abbiamo il dovere di sostenervi, tutelarvi e creare le condizioni perché ogni donna possa realizzarsi pienamente, senza ostacoli né discriminazioni. Continuiamo insieme questo cammino di crescita, libertà e giustizia, perché una società che valorizza le donne è una società più forte, più giusta e più umana.”

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