braccialetto uv

Donna e benessere: difenditi dal sole con le nuove tecnologie

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L’estate è il sinonimo di pelle abbronzata, forma smagliante, vacanze e relax. Se per tutto il resto non c’è problema, però, per quanto riguarda la tintarella c’è sempre da preoccuparsi. Già, perchè i raggi Uv possono provocare gravi danni all’epidermide, e proteggerci in modo accurato e deciso è fondamentale. Ma come fare?

Ovviamente la crema solare non dovrebbe mai mancare nella nostra borsa, ma dobbiamo fare anche i conti con la sabbia che si appiccica sulla confezione, e con mani sempre unte. In nostro aiuto, fortunatamente, sono arrivati alcuni rimedi hi-tech decisamente comodi da usare, facili e, soprattutto, validi.

Il braccialetto hi-tech per la tintarella

Uno dei recenti rimedi per proteggersi dal sole è il cosiddetto “Evita Sun Uv Indicator”: si tratta di un semplice braccialetto da indossare. Tuttavia, indica quando è ora di rimettersi la crema.

La sua funzione è semplice: dopo esservi spalmati la crema sul corpo, è necessario stenderla anche sul braccialetto. Grazie alle sostanze in esso contenute (studiate per assorbire le radiazioni dei raggi ultravioletti), ne registra l’intensità e cambia colore con il passare del tempo. Quando diventa rosa pallido è il segnale che indica il momento di rimettersi la crema solare, oppure di evitare esposizioni al sole.

L’Evita Sun Uv Indicator è stato studiato nei paesi nordici, e per pelli particolarmente chiare e delicate. Lo si può acquistare in farmacia in confezioni da 7 pezzi. Anche il costo è più che accessibile: solo 9 euro.

Fa bene ‘bere’ la crema solare?

Se, invece, siete rimasti affascinati dal “solare da bere”, fate attenzione e ripensateci: secondo gli esperti, infatti, si tratta di un sistema per nulla funzionale. Ma in cosa consiste esattamente?

Di fatto è un solare che può essere bevuto: tecnicamente si chiama “Harmonized H20 Uv neutralizer, ed è a base di acqua ed elettroliti.

La stroncatura (piuttosto evidente e netta) è stata data anche dall’American Academy of Dermatology: gli studiosi hanno appurato che non esistono all’interno di questo beverone delle comprovate evidenze scientifiche. Si tratta, piuttosto, di una trovata pubblicitaria che potrebbe far gola ai più pigri.

Tuttavia, per un rimedio che è stato nettamente stroncato ce n’è un altro altamente indicato: in un’epoca in cui la tecnologia è tutto, non poteva mancare un’app studiata appositamente per la pelle.

L’applicazione per smartphone

E’ stata studiata dalla Fondazione Melanoma dell’Istituto dei Tumori di Napoli, ed è direttamente collegata con l’Agenzia Spaziale Europea. In sostanza, grazie al gps situato all’interno del cellulare, possiamo confrontare il luogo in cui siamo con i dati dell’Esa, e scoprire l’intensità dei raggi Uv della zona, e lo strato dell’ozono. L’app, poi, suggerisce (sulla base di questi dati) il tipo di protezione da utilizzare, e anche il tempo massimo di esposizione al sole. Insomma una grande rivoluzione!

C’è solo una piccola considerazione da fare: se la tecnologia può (ormai!) essere portata anche in spiaggia, con app multifunzione e braccialetti miracolosi, perchè noi non possiamo tornare alle vecchie e consolidate abitudini?

In fondo, spalmarsi la crema solare sulla spiaggia ha sempre il suo fascino: il sapore inconfondibile della crema, molto spesso, viene automaticamente associato alle vacanze e al divertimento. Sarà un metodo semplice, ma ha pur sempre il suo fascino!

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