“Mi piace troppo la vita per perdere tempo a pensare a cose che non me la farebbero vivere.” – Michela Resi
Michela Resi è una donna che ha inseguito un sogno — la danza — e ne ha costruito un altro, ancora più grande. La sua storia parla di desideri che si trasformano, di porte che si aprono quando altre si chiudono, di coraggio nel fidarsi di chi vede in noi qualcosa che noi stesse ancora non sappiamo di avere.
Hai una foto a sette anni sul palco del coro del paese — e hai vinto. Eppure allora il tuo sogno era diventare ballerina, non cantante. Come nasce una vocazione quando arriva dal posto sbagliato?
“Ti racconto brevemente la storia perché è surreale. Avevo perso mamma da due mesi e le mie amiche mi hanno letteralmente trascinata fuori casa per andare ad ascoltare un’altra amica che faceva piano bar. Dato che cantavamo tutte nei vari cori del paese, l’amica sul palco mi chiese di salire a fare un paio di canzoni. Scelsi una di George Michael e una di Billy Joel. A fine serata ricorderò sempre il proprietario del locale che mi venne incontro con la mano tesa dicendomi: ’Piacere io sono Piero, da domani sera vorrei cantassi anche tu qui’ ed io risposi: ‘Ma io così da solista non l’ho mai fatto!’ E lui: ‘Ottimo. Cominci da domani!’ Capisci? Lui aveva visto in me un qualcosa che io non sospettavo minimamente. Un po’ perché la danza prendeva tutto il mio cuore un po’ perché avevo semplicemente 20 anni. Ricordo di aver riso divertita e di avergli risposto: ‘Ok’ un po’ titubante ma fiduciosa. È iniziata così. Da sogno pur non essendolo. C’era di mezzo comunque il palcoscenico ed in quel momento non ho pensato a nulla. Sorridevo. Fuori e dentro. Come solo i 20 anni ti fanno fare.”

Hai rinunciato a una borsa di studio per studiare danza a Ravenna perché tua madre si era ammalata. Come si rielabora una perdita doppia — la malattia di una mamma e il sacrificio di un sogno — senza lasciarsene schiacciare?
“Si è trattato di una ‘sliding door’ ma non è stato difficile scegliere. Da una parte il sogno dall’altra mamma e poco tempo per noi due rimasto. Avevo le valigie pronte è vero ma quando ho capito quello che stava succedendo non ho avuto dubbi. La verità è che non ho mai pensato a rielaborare. Ho accettato prima con rabbia, poi passando attraverso la depressione. Mi ha aiutata la mia fortissima voglia di vivere che si stupisce anche di fronte ad un fiore che sboccia. Ad oggi ti dico che mamma mancherà sempre e quando posso danzo. È stata durissima come puoi immaginare ma credo che quell’incontro al locale lo abbia in qualche modo fatto accadere lei. Ancora oggi quando ho l’occasione le dedico una canzone che è ‘Rime per un sogno’ di Concato. “
A vent’anni, quasi per caso, sali su un palco in un locale di Stia, in provincia di Arezzo e il giorno dopo ti ritrovi ingaggiata. Da quel momento in poi hai gestito 18 locali in un anno, sei partita per Brighton, hai girato il mondo con Costa Crociere. Cosa impara una donna di sé stessa quando la vita decide per lei più velocemente di quanto lei riesca a scegliere?
“Impari che a volte ci sono accadimenti o situazioni che, anche se non erano mai state nei tuoi pensieri, arrivano in modo prorompente e ti coinvolgono come mai ti saresti aspettata da te stessa. Nel mio caso è stato intraprendere la carriera come cantante ascoltando e imparando da chi aveva visto in me cose che non avevo capito. È la pura sfida della crescita. La vita secondo me si diverte da matti a stupirti ma l’ultima parola spetta a te quindi comunque la scelta è tua. E questa è la più grande forma di libertà di cui gli esseri umani possono disporre. Questo è quello che ho imparato e che insegno quotidianamente ai miei figli. La libertà di scegliere è sacra. Scegliere è libertà. Sempre nel rispetto degli altri ovvio. Parlo della libertà di decidere per se stessi, sulla propria pelle, dove le conseguenze che ne derivano sono solo tua responsabilità.”

Hai lavorato per 28 anni come cantante professionista — corista di Marco Masini, voce nel disco dell’ultimo batterista di Frank Sinatra e Ella Fitzgerald — eppure hai scelto di reinventarti. Come si lascia andare un’identità costruita in quasi tre decenni?
“Non l’ho lasciata andare ma ne ho altre mille di identità. Non mi sono mai etichettata. A casa non ero la cantante o la corista ma la mamma, la figlia, la sorella, la zia. Tutte identità che richiedono amore e dedizione. Con gli amici ero quella che imitava Anna Marchesini o che faceva gli scherzi telefonici con la voce da bambina. Poi sono curiosa da impazzire. Ho mille interessi tipo la cucina, gli animali, la psicologia, l’astronomia, le scienze, le erbe aromatiche e potrei continuare per ore. Studio quasi tutti i giorni, leggo, scrivo tantissimo. Io sono sempre Michela. Tra l’altro sono ancora sul palco con due gruppi meravigliosi che hanno esaudito due miei desideri ovvero fare concerti blues e rock. Non mi fa paura invecchiare perché ogni età possiede un modo speciale per reinventarsi.”
Hai condotto con Davide Romanini “Eats & Travels”, un format con cui giri l’Italia raccontando territori, sapori e persone, e per anni hai fatto lo stesso con ZenaZone. Di fatto hai realizzato anche il sogno della Michela adolescente che voleva essere il “Maurizio Costanzo al femminile”. I desideri hanno davvero una forma di pazienza tutta loro?
“Wow!!! Più che pazienza credo che i desideri si realizzino quando tu sei nel posto giusto al momento giusto per te. Credo fermamente che esista un flusso dentro il quale ognuno di noi può cambiare direzione ed andare incontro ai propri desideri. Ma li realizzi solo quando sei allineato con la tua vera essenza. I desideri non sono le cose che ci mancano o che vorremmo possedere ma sono chi vogliamo essere in questo mondo, sono le cose che ti motivano a fare sempre meglio per te e per gli altri, sono quelli che ti fanno alzare con la voglia di fare la mattina, sono la benzina. E tu sei il motore. Anche nel caso di Davide Romanini, ideatore e regista di Eats&Travels mi sono fidata di chi ne sapeva più di me ed anche del mio istinto. Quando mi propose di fare la conduttrice, cosa che non avevo mai fatto, ho sentito di essere pronta. Non era solo una sensazione ma una molla scattata nella mente. Avrei dovuto studiare per conoscere ed imparare una cosa nuova. E quella era pura benzina per me. Mi sono buttata a capofitto e poi appassionata. Credo che ai desideri non importi molto di cosa farai ma di chi vorrai essere.

“Coffee Therapy” è il format che conduci insieme a Loris Marchi, voce storica del Carnevale di Viareggio: serate dal vivo in cui le interviste diventano spettacolo. Come nasce l’alchimia con un partner d’eccezione come Loris, e cosa ti ha insegnato lavorare sul palco in “modalità conversazione” davanti a un pubblico presente?
“Nasce da un’amicizia che è cresciuta grazie ai valori che ci accomunano. Abitiamo distanti e durante la pandemia la distanza si è accorciata grazie alla Coffee Therapy. Grazie a Loris ho realizzato un enorme desiderio, ovvero conoscere ed intervistare André De La Roche. Ma tutti gli artisti che si sono alternati nelle registrazioni ci hanno regalato risate, perle di saggezza, racconti meravigliosi e a volte anche lacrime di commozione. Usciti dalla pandemia ci siamo fiondati nei palchi estivi e lì sopra le gag non sono mai mancate. Il live ti dà la possibilità di interagire con l’energia degli ospiti e del pubblico e l’atmosfera è veramente carica di emozioni. Se poi i conduttori si stimano e sono legati da una profonda amicizia è magia e divertimento allo stesso tempo. “
Se dovessi dire a una donna di 30 anni che sta per rinunciare a qualcosa di importante — per famiglia, per paura, per senso del dovere — cosa le diresti? E cosa diresti invece a quella parte di te che a 20 anni ha dovuto scegliere?
“Prima o poi ci caschiamo tutte. Almeno una volta. Ma è necessario. Altrimenti non capiamo dove e come inizia l’autosabotarsi, lo sminuirsi. Dobbiamo provarlo per capirlo anche se sarebbe meglio di no. Ma è esperienza e non è facile non farla anche solo una volta. Ad ogni modo le direi di prendersi del tempo perché ci sono decisioni che richiedono la scala dei valori e per ognuna di noi sono diversi e possono cambiare nel corso del tempo. La decisione giusta è quella che, anche se rinunci ad una cosa a favore di un’altra, quella rinuncia non ti fa soffrire. Ti può dispiacere ma non farti soffrire. E la donna lo sa, lo sente. Sempre. È che spesso non vuole sentire perché preferisce dare priorità a chi la circonda. Ripeto, può essere giusto, basta che non la porti a soffrire. La donna è creazione. La donna amplifica e fa crescere tutto quello che le viene dato. Quando una donna sta bene tutti intorno a lei stanno bene. C’hai fatto caso? Alla Michela dei 20 anni direi brava, sono fiera di te e della tua scelta. Ma anche alla Michela dei 30, dei 40 e dei 55 anni. Potevo fare meglio sicuramente ma una cosa l’ho fatta divinamente: non ho mai tradito me stessa.
Posso dire un ultimo pensiero?
Quello che senti, che provi è un’emozione e l’emozione produce sempre una vibrazione che attira inevitabilmente quello che hai intorno e che ha quella stessa vibrazione. Della serie: i pensieri diventano cose, per cui meglio scegliere quelli buoni.
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- Canale ufficiale Eats&Travels: https://www.youtube.com/@eatsandtravels

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