Nikasoul: dal palco alla consolle, il coraggio di tornare a sé stesse

Veronica Cutonilli, in arte Nikasoul, è un’artista poliedrica che ha attraversato televisione, musica e social media costruendo un percorso lungo oltre vent’anni. Ha collaborato come vocalist con Tiziano Ferro, partecipato a programmi Rai e Canale 5 (dal Festival Disney con Fabrizio Frizzi a Ciao Darwin con Paolo Bonolis), recitato in film come Zoolander 2 e Tutto Tutto Niente Niente. A gennaio 2026 ha pubblicato il singolo “Come un Temporale”, descritto come un momento di svolta personale e artistica.

Hai dichiarato in una recente nota stampa: “Il progetto è nato dal bisogno di tornare alla mia parte più pura, alla mia anima bambina.” Dopo anni sotto i riflettori tra televisione, palchi e social, cosa ti ha fatto capire che era arrivato il momento di rimettere al centro quella parte di te che avevi lasciato in silenzio?

“Per tanti anni ho vissuto sotto i riflettori imparando a essere forte, professionale, pronta. Ma a un certo punto ho sentito che stavo funzionando… più che vivendo. La mia anima bambina — quella che cantava senza paura davanti allo specchio — era rimasta in silenzio, ma non era sparita. Il momento è arrivato quando ho capito che volevo tornare a fare musica in modo totale, non solo interpretarla ma costruirla. Anche per questo oggi sono DJ e producer: perché sentivo il bisogno di essere al centro del suono, di scegliere le vibrazioni, di creare atmosfera, non solo di entrarci. “Come un Temporale” è nato così: come un ritorno a casa. Non un passo indietro, ma un allineamento.”

La tua biografia racconta una gavetta lunga e tenace: dal pianobar alle trasmissioni nazionali, dai concorsi musicali alle collaborazioni con grandi nomi. Guardando indietro, qual è stato il momento più difficile in cui hai rischiato di mollare tutto? E cosa ti ha tenuta in piedi?

“Sì, più volte. Il mondo dello spettacolo è fatto di luci fortissime e ombre silenziose. Le porte chiuse non fanno rumore, ma pesano. Il momento più difficile è stato quando ho iniziato a sentirmi incasellata. Quando il percorso sembrava deciso più dagli altri che da me. Ho rischiato di mollare quando ho pensato che forse dovevo scegliere una strada “più sicura”. Mi ha tenuta in piedi la musica. E la consapevolezza che la mia creatività non poteva restare ferma. Diventare DJ è stato anche questo: riprendermi il controllo. Non aspettare più che qualcuno mi dia uno spazio, ma crearlo io.”

Nella tua carriera hai ricoperto ruoli molto diversi — cantante, showgirl, attrice, modella, influencer. In un mondo dello spettacolo dove le donne vengono spesso ridotte a un’immagine, come hai protetto la tua identità autentica? Hai mai sentito la pressione di dover essere “qualcosa di diverso” da ciò che sei?

“Non è stato sempre facile. Ci sono momenti in cui l’immagine corre più veloce della sostanza, soprattutto per una donna che ha fatto televisione, moda, spettacolo. Ho sentito la pressione di essere più semplice, più definibile, più rassicurante. Ma io non sono una cosa sola. Sono voce, sono palco, studio di registrazione, sono consolle. Proteggere la mia identità ha significato accettare la mia complessità. Non farmi ridurre a un ruolo. Oggi quando salgo in consolle come DJ porto con me tutta la mia storia: la cantante, l’attrice, la performer. Non rinnego niente. Integro tutto.”

Con “Come un Temporale” hai scelto di mettere al centro la traiettoria personale più che l’immagine pubblica. Per una donna abituata a muoversi su più fronti, quanto è stato difficile fare una scelta e dire “questa sono io, questo è il mio centro”?

“È stato un passaggio delicato. Quando fai tante cose, si rischia di disperdersi. Dire “questa sono io” ha significato smettere di inseguire etichette e iniziare a costruire una visione. “Come un Temporale” è il lato emotivo, vulnerabile. Il mio percorso da DJ rappresenta invece la forza, l’energia, la capacità di guidare un pubblico in un viaggio sonoro. Sono due lati della stessa anima. Oggi il mio centro è questo: emozione e ritmo, cuore e potenza.”

In una vecchia intervista hai confessato: “Vorrei vedere realizzati i miei sogni, tra i quali c’è anche quello riguardante la mia vita privata: avere una famiglia tutta mia.” A distanza di anni, come è cambiato il tuo rapporto con il sogno — sia quello professionale che quello personale? Cosa diresti oggi alla Veronica di vent’anni fa?

“Le direi di non misurare la propria vita con l’orologio degli altri. A vent’anni pensavo che i sogni avessero una scadenza. Oggi so che hanno un tempo personale. Professionalmente non sogno più solo di “arrivare”. Sogno di costruire qualcosa di mio, con una visione chiara, sia come artista che come DJ. Personalmente non cerco più una favola perfetta, ma una connessione vera. Alla Veronica di allora direi: non smettere di credere nella magia… ma impara anche a essere la regista della tua vita.”

 

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