Evoluzione o rivoluzione?
Sono felicissima di averti qui, perché ti seguo già da tempo, conosco la tua carriera e ti stimo moltissimo: è una carriera straordinaria. Vorrei partire proprio da questo. Sei una donna che ha dato tanto alla musica e ha attraversato molte stagioni diverse. In questo momento, con la musica, ti senti più in rivoluzione o in evoluzione?
“Guarda, io penso di essere sempre entrambe le cose. Hai fatto una domanda bellissima, perché secondo me rivoluzione ed evoluzione vanno di pari passo. Evoluzione, perché grazie al cielo siamo sempre in cammino: ci cerchiamo dentro, ci interroghiamo, ascoltiamo la nostra bambina interiore. Mi chiedo sempre: sto facendo quello che mi piace? Sto dicendo quello che voglio veramente dire? Ha un’utilità? Fa bene a me? Fa bene agli altri? Questa è la mia evoluzione. E c’è anche un po’ di rivoluzione — o meglio, di ribellione — quando mi imbatto regolarmente negli stereotipi, nei luoghi comuni, in tutto l’artificio che pervade il mondo della musica e non solo. È un problema dell’essere umano: voler sembrare invece che essere. Ed è lì che si diventa ribelli, rivoluzionari. Perché si va avanti con l’autenticità. Ti racconto una cosa: mi succede spesso, specialmente in America, di essere fermata per strada — non necessariamente perché mi riconoscono, ma perché delle persone sentono l’impulso di avvicinarsi e dirmi la stessa cosa: «Mi fa impazzire la tua aura, la tua energia». E questo non mi fa solo piacere: mi spalanca il cuore, perché è profondamente vero.”

E io, conoscendoti prima da fan e poi di persona, posso confermarlo: sei una donna di sostanza.
“Sì, e soprattutto sono estremamente sincera, diretta, senza filtri. Questo non vuol dire essere maleducata o irrispettosa — rispettare significa fare spazio alle opinioni altrui — ma le mie non voglio che siano filtrate, che siano formali, che debbano piacere per forza a qualcuno. Non sarò mai così. Penso che nella vita, nell’amicizia, nel lavoro, qualcuno potrà dire «in quel momento mi ha dato fastidio, ha detto cose che non mi piacevano», ma nessuno potrà mai dire che l’ho preso in giro o manipolato. Da me non ti aspetti bugie. È anche il mio modo di essere ribelle: e credo che a livello professionale, nel mondo artistico, sia prezioso avere qualcuno capace di dare critiche costruttive, di essere sincero. Le mie migliori amicizie sono quelle che, nel bene e nel male, mi dicono ciò che pensano. E io con loro faccio lo stesso: se un vestito ti sta male, te lo dico. Ho bisogno di persone che mi parlino chiaramente, perché altrimenti perdo tempo a decifrare quello che non mi si vuole dire. Anche no.”

Una carriera costruita senza compromessi
Parlando della tua carriera: dagli inizi a oggi hai collaborato con i più grandi — da Adriano Celentano a Pino Daniele, da George Michael a Trevor Horn. Come ci sei arrivata? E cosa hai imparato da tutto questo?
“Mi piace molto raccontare questa storia, perché può essere utile a chi ci ascolta, invece che fare semplicemente il curriculum. Quello che voglio raccontare è che quando sei una donna, non hai spinte esterne, non scendi a compromessi e non ti aiuta nessuno — e intendo nessuno, anche il marito famoso, che è inglese e di carattere chiuso, introverso, e mi ha sempre detto: «Se puoi, non nominarmi» — crescere in un mondo profondamente maschilista, sgomitante e compromesso è stato difficilissimo. Significava restare profondamente ancorata alla mia verità. E soprattutto ricordarmela, quella verità, perché quando la gente ti dice «non vai bene, non passi, quella che non vale niente è andata avanti al posto tuo perché ha fatto quello che tu non hai voluto fare», a un certo punto rischi di dimenticare chi sei. Io invece non mi sono mai messa in dubbio, non nel mio desiderio, nel mio sogno. Questo mi ha permesso di creare collaborazioni internazionali straordinarie con persone che nessuno mi ha presentato, che non ho pagato, con cui non sono andata a letto e per cui non ho avuto bisogno di un marito, un padre, un cugino o un parente. In Italia siamo ancora indietro di anni luce su questo. All’estero è diverso: credo alla sinergia e alla professionalità, e quando incontri persone grandi e simili a te, la connessione avviene in modo naturale. In America nessuno andava a guardare quanti like avevo o quanti follower: guardavano la qualità. Arrivava la mia energia, la mia musica, le mie idee. E mi dicevano: «Vieni, voglio scrivere con te». Sono arrivata al punto in cui mostri sacri venivano a chiedermi consulenze artistiche — sull’immagine, sull’interpretazione — perché sentivano in me un coraggio innovativo, un’energia femminile autentica. Nessuno mi ha chiesto favori, soldi o referenze. Dipende molto dal proprio atteggiamento, certo, ma anche da una mentalità più aperta.”

È una bella notizia per chi è ossessionato dai numeri sui social…
“Esatto. E voglio dirlo chiaramente: quei numeri spesso non sono reali. Una casa discografica, dopo aver lanciato un singolo, può comprare milioni di visualizzazioni in pochi secondi — è un investimento di base. E voi ci credete ancora? Svegliatevi! Se non puoi permetterti di comprare diecimila euro di visibilità finta, non sei uno sfigato: sei autentico. In America mi è capitato che qualcuno dicesse: «Questo brano ha meno visualizzazioni, ma è fortissimo — faremo in modo che abbia più visibilità, perché se lo merita». Capite? Non è il limite, è il punto di partenza. Dobbiamo svegliarci: siamo nel mondo della fuffa, delle bugie. L’intelligenza artificiale ha cambiato tutto, e non sempre in meglio. Adesso arrivano parenti e amici a mostrarmi canzoni «scritte» dal loro figlio, che in realtà ha solo inserito un prompt. Siamo nei guai. Ma poi ci sono persone che si arrabbiano, che scrivono pezzi meravigliosi — come l’ultimo album di Renato Zero. Abbiamo bisogno di più musica vera.”

La musica come espressione totale
Proprio su Renato Zero volevo farti una domanda specifica, sulla canzone che hai scritto per lui. Ma prima: come descrivi la tua musica oggi?
“Sono la regina del pop — nel senso letterale del termine: musica popolare. Posso scrivere brani leggeri, di sole, mare, balli e sensualità, e sono la prima a farlo con gioia. La musica leggera non è inferiore: ha la funzione bellissima di renderci leggeri, di veicolare messaggi importanti con dolcezza, di farci stare bene senza torturarci. Ma siccome la musica è espressione a 360 gradi, scrivo anche testi molto più introspettivi, ballad intense, con arrangiamenti sofisticati e musicisti veri. È per questo che ho lavorato con Alan Clarke degli Erasure, con Pietro Bardi dei Depeche Mode, con Trevor Horn come bassista in un brano che si chiama Sei Tu. Con Alan Clarke abbiamo scritto Nelle Favole, per esempio. Altri brani a cui sono molto legata sono Il Coraggio delle Idee e Il Futuro degli Ingenui — quest’ultimo è stato il mio momento trasformativo, quando sono passata dai capelli rossi al rosa fucsia. Cercavo dentro di me quell’ingenuità incontaminata che ha un bambino, quella verità ancora pura, e me ne sono riappropriata. Poi ho tutta un’altra parte di me: colorata, ballabile, sensuale. E parlo di sensualità con consapevolezza, perché le donne hanno troppi preconcetti addosso — «a una certa età non si può più», «non si dice più». Io dico il contrario: dobbiamo allenarci a stare in contatto con la nostra femminilità e sensualità, nel senso energetico più bello del termine. Nei miei videoclip mescolo immagini sensuali, momenti di nudità leggera e classica, abbracci con gli amici, balli in piazza con i jeans. Il messaggio è: la bellezza si celebra, la sensualità femminile si racconta, ma dentro i colori veri della vita. Un esempio è Tu Mi Fai Impazzire: parla di attrazione fisica e sensuale, ma poi arriva il momento in cui canto «sento che sei solo tu, dentro c’è solo tu» — un mantra positivo dell’amore. Se le donne si connettono a questa forma di bellezza, tirano fuori la loro energia femminile nella sua accezione più potente.”

Un messaggio alle donne: guarigione e forza interiore
Sei molto impegnata anche a livello umanitario. Volevo chiederti di lanciare un messaggio importante per il nostro network dedicato alle donne, per questo momento difficile che stiamo vivendo.
“Donne, vi dico una cosa con il cuore. Io dico sempre, scherzando per alleggerire verità molto pesanti, che ho finito l’album delle figurine: mi è successo di tutto. Ho subito violenze sessuali, abusi verbali e fisici, problemi familiari importanti, ingiustizie nel lavoro. C’è stata una fase della mia vita in cui ero più fragile, e questa mia autenticità — senza schermo — veniva abusata in tutte le maniere. Poi ho imparato a proteggere quella parte di me così esposta. Ve lo dico perché per proteggerci c’è solo una strada: la consapevolezza, la dignità e la forza interiore. Non la rabbia. E soprattutto, quando si capisce quale parte di noi si autosabota, si fa piccola, si lascia violentare — e uso questa parola perché la violenza è verbale, psicologica, domestica, ma può essere anche amicale — ecco, lì inizia la guarigione. Sono buddista da tanti anni, e studiando tecniche energetiche e psicologia, ho capito che c’è una parte di noi che non si ama, che è vulnerabile, e che attrae come il miele le dinamiche di chi vuole fare del male. Ma possiamo vincere, trasformare, guarire. Io sono guarita, e so che può farcela chiunque. Solo attraverso la vera scelta di amore verso sé stesse — non in senso egoistico, ma autentico. Conoscerci. Smettere di autolimitarsi, di non stimarci, di pensare di non meritare. E vi dico una cosa che potrebbe fare un po’ male: c’è una voce sottile in molte di noi che dice «sì, ma non abbastanza». E ancora più in profondità, c’è una parte che pensa di meritarsi il peggio. Le vittime di violenza, spesso, hanno un senso di colpa nascosto — «chissà se ho fatto qualcosa per meritarmelo». Quella voce va trovata, illuminata, abbracciata. Bisogna dirle, come madri di sé stesse: «No, amore mio. Una parte di te era fragile in quel momento, ma non te la sei meritata. Te lo garantisco.» A quel punto la guarigione è immediata. Quelle persone tossiche non si agganciamo più: è come se evaporassero, perché abbiamo cambiato la nostra energia interiore. Siamo passate nella dinamica dell’amore, dell’accettazione, del perdono — di noi stesse prima di tutto. E vi posso garantire, amiche: si esce dalla spirale della violenza.”

Ti aspettiamo. Grazie mille, Numa.
“Grazie a voi! Trovate su YouTube, Instagram e Spotify: Numa Palmer. Fatevi vedere, fatevi sentire — l’apprezzamento invisibile non aiuta né voi né la musica. Io vi rispondo. Grazie di cuore.”
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- Credit Photo a cura di: CYRIL MAHE – FILMMAKER

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