Federica Santuccio: l’arte come vocazione, il dolore come rinascita

Attrice e scrittrice, classe 1992, nata a Roma e trasferita a Caserta per amore, Federica Santuccio ha costruito il suo percorso artistico con determinazione, sacrificio e una fede incrollabile nei valori del lavoro e della famiglia. Dal canto alla recitazione, fino alla scrittura, l’arte è diventata la sua casa e la sua missione. Autrice di diversi libri, sceneggiatrice e protagonista di film e cortometraggi, vive ogni progetto come un atto di verità. Dopo la perdita durante la sua prima gravidanza, ha trasformato il dolore in testimonianza, dando voce a un tema ancora troppo silenzioso. La sua è una storia di forza, talento e rinascita.

Sei nata a Roma e oggi vivi a Caserta. Quanto è stato importante, anche a livello personale e artistico, il tuo trasferimento per amore? È stato un cambiamento che ti ha trasformata?

“Roma è la mia città natale, il luogo dove sono cresciuta, dove ho formato i miei sogni e le mie prime ambizioni artistiche. Trasferirmi a Caserta per amore è stata una scelta di cuore, ma anche un atto di coraggio. Non è stato solo un cambiamento geografico, è stato un passaggio interiore. Mi ha insegnato che si può restare fedeli a sé stessi anche cambiando scenario. Mi ha resa più consapevole, più radicata, più forte. Artisticamente mi ha dato uno sguardo nuovo. Quando cambi prospettiva, cambia anche il modo in cui racconti il mondo.”

L’arte per te non è solo un mestiere ma una vocazione. Quando hai capito che recitazione e scrittura sarebbero diventate la tua strada?

“Credo di averlo sempre saputo, anche quando non avevo ancora le parole per dirlo. Da bambina sentivo il bisogno di esprimermi, di raccontare, di dare voce alle emozioni. La recitazione è arrivata come una chiamata naturale; la scrittura come un’urgenza dell’anima. Ho capito che sarebbero state la mia strada quando ho realizzato che non erano una scelta razionale, ma una necessità, anche nei momenti più difficili, erano l’unico luogo in cui mi sentivo davvero me stessa.”

Credit photo By: Dario Tucci

Nel tuo curriculum troviamo cinema, cortometraggi, televisione, sceneggiatura e diversi libri pubblicati. C’è un progetto che senti come una vera “svolta” nel tuo percorso?

“Ogni progetto ha rappresentato un tassello fondamentale, ma la vera svolta è arrivata quando ho deciso di espormi senza filtri, di raccontare qualcosa di profondamente mio. Ho iniziato a lavorare con una consapevolezza diversa. La svolta non è stata solo professionale, ma identitaria, ho capito chi ero come artista.”

Hai costruito tutto con le tue forze, senza aiuti. Cosa significa per te oggi guardarti indietro e vedere il cammino fatto tra sacrifici, studio e determinazione?

“Significa orgoglio. Un orgoglio silenzioso, fatto di notti di studio, di porte chiuse, di treni presi all’alba e di lacrime asciugate in fretta.
Non ho mai avuto scorciatoie, ma ho avuto determinazione. Guardarmi indietro oggi vuol dire riconoscere la forza che spesso non sapevo nemmeno di avere. E sapere che ogni conquista è autenticamente mia.”

Credit photo By: Dario Tucci

Nei tuoi libri emerge una forte dimensione emotiva e introspettiva. Quanto c’è della tua vita personale nei personaggi e nelle storie che racconti?

“C’è sempre una parte di me. Non scrivo mai da spettatrice distante, scrivo attraversando le emozioni. I miei personaggi nascono dall’osservazione del mondo, ma respirano anche le mie paure, le mie speranze, le mie ferite. La scrittura, per me, è un atto di verità. Anche quando invento, parto sempre da qualcosa che ho sentito profondamente.”

Hai scritto un libro dedicato ai bambini mai nati, nato da un’esperienza personale molto dolorosa. Se ti senti di condividerlo, cosa ha rappresentato per te trasformare quella perdita in parole? È stata una forma di rinascita?

“Scrivere il libro Cuore senza culla” è stato un atto d’amore. Trasformare il dolore in parole mi ha permesso di non lasciarlo nel silenzio. È stato un modo per dare dignità a una perdita che spesso la società tende a minimizzare o a non comprendere fino in fondo. Sì, è stata una forma di rinascita. Non perché il dolore scompaia, ma perché smette di essere solo ferita e diventa memoria viva, consapevolezza, luce per altri.”

Credit photo By: Dario Tucci

Dopo l’uscita del libro, si è iniziato a parlare di più di questo tema. Ti senti in qualche modo responsabile o custode di un messaggio per altre donne che hanno vissuto un’esperienza simile?

“Mi sento responsabile nel senso più umano del termine, se la mia voce può aiutare anche una sola donna a sentirsi meno sola, allora ha senso aver trovato il coraggio di parlare. Non mi sento custode di una verità, ma di una testimonianza. E credo che condividere le fragilità sia un atto di grande forza.”

Oggi sei attrice, scrittrice, sceneggiatrice e donna profondamente legata ai valori della famiglia e del lavoro. Che messaggio senti di voler lasciare alle donne che stanno lottando per affermarsi o per ricominciare?

“Direi loro di non avere paura del tempo. Ogni percorso ha il suo ritmo. Non abbiate paura delle cadute, dei ritardi, dei cambi di direzione.
Non aspettate di sentirvi “pronte” per credere in voi stesse. La forza nasce camminando, non aspettando. E soprattutto, non spegnete la vostra voce per adattarvi al mondo. Il mondo ha bisogno di donne autentiche, non di copie silenziose.”

Credit photo By: Dario Tucci

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