Ci sono scrittori che raccontano storie e scrittori che, attraverso le loro storie, riescono a raccontare le persone. Sara Rattaro appartiene a questa seconda categoria. Nei suoi romanzi le emozioni, le fragilità, i legami e le contraddizioni dell’essere umano diventano materia narrativa, dando voce a ciò che spesso rimane nascosto dietro le parole.
La sua scrittura attraversa il dolore, l’amore, il lutto, la famiglia, la maternità, la solitudine e la rinascita, senza mai cercare risposte semplici. Al centro ci sono persone vere, con le proprie imperfezioni, paure e fragilità. Ed è forse proprio questa capacità di osservare ciò che accade dentro ciascuno di noi, anche quando nessuno ci guarda, a rendere le sue storie così vicine ai lettori.
In questa intervista abbiamo incontrato una Sara Rattaro profondamente autentica, che racconta il rapporto tra vita e scrittura, il potere della letteratura come possibile forma di cura e il significato, oggi, di essere una donna forte senza dover necessariamente rinunciare alla propria vulnerabilità. Abbiamo parlato anche della sua generazione, dei cambiamenti nei rapporti familiari e sentimentali, del modo in cui i social hanno modificato il nostro modo di mostrarci agli altri e, soprattutto, della necessità di tornare ad ascoltare ciò che proviamo davvero.
Perché, come emerge dalle sue parole, “scrivere significa anche dare un nome a ciò che ci attraversa. E leggere significa, qualche volta, scoprire di non essere soli”. Una conversazione intensa con una delle voci più sensibili della narrativa italiana contemporanea, per comprendere cosa accade quando una storia supera la pagina e riesce a entrare nella vita di chi la legge.
Sara Rattaro, nei tuoi romanzi racconti spesso emozioni profonde, fragilità e rapporti umani. Quanto c’è di te nelle storie che scrivi e quanto, invece, nasce dall’osservazione degli altri?
“C’è molto di me, ma raramente nel senso più letterale. Nei miei romanzi non racconto necessariamente ciò che mi è accaduto, ma ciò che mi ha attraversato: un’emozione, una paura, una domanda, qualcosa che ho osservato negli altri e che, in qualche modo, ha trovato uno spazio dentro di me. Ma soprattutto racconto la mia generazione, gli adulti di oggi: una generazione di passaggio, che ha vissuto la certezza della famiglia tradizionale e ha poi contribuito a costruire quelle allargate. Siamo una generazione poco educata ai sentimenti, figli di famiglie unite in cui si condivideva poco e in cui c’erano molti tabù. Tutto questo è estremamente narrativo. Allo stesso tempo, osservo moltissimo. Le persone sono la mia materia prima: il modo in cui parlano, quello che tacciono, le contraddizioni, i piccoli gesti che spesso raccontano più delle parole. Mi interessa soprattutto ciò che accade dentro le persone quando nessuno le sta guardando. È lì che, secondo me, nascono le storie più vere.”
La scrittura può diventare una forma di cura, sia per chi scrive sia per chi legge. C’è una storia che hai scritto che, a posteriori, senti abbia curato anche una parte di te?
“Sì, credo che ogni libro, in qualche modo, abbia curato una parte di me. La scrittura mi costringe a guardare le cose fino in fondo, anche quelle che preferirei lasciare nell’ombra. Dare un nome a una paura o a una fragilità non significa farla scomparire, ma spesso significa renderla più abitabile. C’è una storia recente che mi ha curata molto: Due cuori in tempesta, una storia d’amore e di lutto che ho sentito la necessità di scrivere dopo la morte di mio padre. È stato un modo per canalizzare un dolore difficile da esprimere e trasformarlo, almeno in parte, in qualcosa che potesse essere raccontato.”
Le tue protagoniste sono donne forti, ma non necessariamente invulnerabili. Che cosa significa oggi, secondo te, essere una donna forte?
“Per molto tempo abbiamo confuso la forza con la capacità di non crollare mai. Io penso, invece, che una donna forte sia una donna che può permettersi di essere anche fragile. Una donna che sa chiedere aiuto, cambiare idea, dire di no, ricominciare, ammettere di avere paura. Una donna che vive libera in una società che, come la nostra, non ama ancora davvero la libertà femminile. La vera forza non è l’assenza di vulnerabilità, ma la libertà di non doverla nascondere. E credo che oggi ci sia ancora bisogno di raccontare donne che non siano modelli perfetti, ma persone vere: capaci di sbagliare, di perdersi e, qualche volta, di trovare una strada nuova. Abbiamo un grande bisogno di fare cultura e narrativa al femminile, di raccontare le grandi donne realmente esistite che troppo spesso vengono messe ai margini o dimenticate.”
“Per molto tempo abbiamo confuso la forza con la capacità di non crollare mai. Io penso, invece, che una donna forte sia una donna che può permettersi di essere anche fragile. Una donna che sa chiedere aiuto, cambiare idea, dire di no, ricominciare, ammettere di avere paura. Una donna che vive libera in una società che, come la nostra, non ama ancora davvero la libertà femminile. La vera forza non è l’assenza di vulnerabilità, ma la libertà di non doverla nascondere. E credo che oggi ci sia ancora bisogno di raccontare donne che non siano modelli perfetti, ma persone vere: capaci di sbagliare, di perdersi e, qualche volta, di trovare una strada nuova. Abbiamo un grande bisogno di fare cultura e narrativa al femminile, di raccontare le grandi donne realmente esistite che troppo spesso vengono messe ai margini o dimenticate.”
Viviamo in un’epoca in cui siamo costantemente esposti sui social, ma spesso facciamo sempre più fatica a raccontare ciò che proviamo davvero. La letteratura può ancora insegnarci ad ascoltare noi stessi e gli altri?
“Credo di sì, e forse oggi ne abbiamo ancora più bisogno. I social ci hanno abituati a mostrare moltissimo, ma mostrare non significa necessariamente raccontarsi. Possiamo condividere una fotografia, un pensiero, un momento della nostra vita e, allo stesso tempo, sentirci profondamente inascoltati. Spesso cerchiamo di mostrare la parte migliore di noi, o quella che può attirare maggiormente l’attenzione. La letteratura ci offre uno spazio diverso, più lento. Ci mette davanti a emozioni che magari non sappiamo nominare e ci permette di riconoscerci nelle vite degli altri. Quando leggiamo una storia e pensiamo: “È successo anche a me”, oppure: “Non avevo mai guardato questa cosa da questo punto di vista”, accade qualcosa di importante: ci sentiamo meno soli e diventiamo, forse, un po’ più capaci di comprendere gli altri.”
Dopo tanti libri e tanti incontri con i lettori, c’è qualcosa che hai imparato sulle persone attraverso le loro reazioni alle tue storie che non avresti mai immaginato quando hai iniziato a scrivere?
“Ho imparato che le storie appartengono davvero ai lettori nel momento in cui vengono pubblicate. Io posso scriverle con una determinata intenzione, ma poi ogni persona ci entra con la propria vita, le proprie ferite, i propri ricordi. E può trovare qualcosa che io stessa non avevo previsto. Mi hanno colpito moltissimo le persone che, dopo aver letto un libro, mi hanno raccontato aspetti molto intimi della propria vita. A volte basta una storia per far emergere una confidenza rimasta chiusa per anni. Questo mi ha insegnato che non sappiamo mai fino in fondo dove arriveranno le nostre parole. E ho capito anche che, dietro ciò che vediamo, c’è quasi sempre una storia che non conosciamo. È una consapevolezza che mi accompagna anche nella vita quotidiana: cerco di giudicare un po’ meno e di ascoltare un po’ di più.”
“Ho imparato che le storie appartengono davvero ai lettori nel momento in cui vengono pubblicate. Io posso scriverle con una determinata intenzione, ma poi ogni persona ci entra con la propria vita, le proprie ferite, i propri ricordi. E può trovare qualcosa che io stessa non avevo previsto. Mi hanno colpito moltissimo le persone che, dopo aver letto un libro, mi hanno raccontato aspetti molto intimi della propria vita. A volte basta una storia per far emergere una confidenza rimasta chiusa per anni. Questo mi ha insegnato che non sappiamo mai fino in fondo dove arriveranno le nostre parole. E ho capito anche che, dietro ciò che vediamo, c’è quasi sempre una storia che non conosciamo. È una consapevolezza che mi accompagna anche nella vita quotidiana: cerco di giudicare un po’ meno e di ascoltare un po’ di più.”
Se potessi incontrare la Sara Rattaro degli inizi, prima della pubblicazione del suo primo libro, quale consiglio le daresti oggi?
“Per prima cosa le direi “brava”. Poi le direi di avere pazienza e che tutto sarebbe andato per il meglio, se non addirittura oltre le sue aspettative che, diciamolo, erano davvero basse. Le direi di continuare a scrivere anche nei giorni in cui sembra che nessuno stia aspettando le sue storie. E soprattutto le direi di non avere paura di essere autentica, perché alla fine ciò che arriva davvero ai lettori non è la perfezione, ma la verità emotiva. E forse le direi anche di godersi un po’ di più il viaggio. All’inizio siamo così concentrati sul traguardo che rischiamo di non accorgerci di tutto quello che succede lungo la strada. Oggi so che anche quello fa parte della storia.”
“Per prima cosa le direi “brava”. Poi le direi di avere pazienza e che tutto sarebbe andato per il meglio, se non addirittura oltre le sue aspettative che, diciamolo, erano davvero basse. Le direi di continuare a scrivere anche nei giorni in cui sembra che nessuno stia aspettando le sue storie. E soprattutto le direi di non avere paura di essere autentica, perché alla fine ciò che arriva davvero ai lettori non è la perfezione, ma la verità emotiva. E forse le direi anche di godersi un po’ di più il viaggio. All’inizio siamo così concentrati sul traguardo che rischiamo di non accorgerci di tutto quello che succede lungo la strada. Oggi so che anche quello fa parte della storia.”
Instagram: https://www.instagram.com/sararattaro/

La redazione di Dojo Donna è composta da un gruppo di professionisti appassionati di benessere femminile. Attraverso articoli, interviste e approfondimenti, il nostro obiettivo è promuovere l’empowerment femminile, la crescita personale e il benessere fisico e mentale. Unendo tradizione e innovazione la redazione di Dojo Donna si impegna a creare uno spazio inclusivo e stimolante per tutte le donne.


