Barbara Politi: una storia di talento, passione e reinvenzione

Barbara Politi è una donna che ha fatto del racconto la propria professione e della curiosità il motore del suo percorso. Giornalista, conduttrice televisiva, volto Rai e firma giornalistica, negli anni ha attraversato mondi diversi senza mai smettere di cercare nuove forme per comunicare, incontrare persone e raccontare storie.

La sua è una carriera costruita con il tempo, con la gavetta e con quella capacità, non scontata, di rimettersi continuamente in gioco. Dall’informazione alla televisione, dalla scrittura agli eventi, dal racconto del territorio all’enogastronomia, Barbara ha saputo dare una propria impronta a ogni esperienza, arrivando oggi a essere una presenza riconoscibile nel panorama televisivo e giornalistico italiano.

È conduttrice Rai, collabora con Affaritaliani.it e continua il suo lavoro nel giornalismo e nella narrazione delle eccellenze italiane, dimostrando come una professionista possa attraversare linguaggi differenti senza perdere ciò che sta alla base di tutto: la passione per il proprio mestiere.

Ma questa intervista vuole andare oltre il curriculum e oltre ciò che il pubblico vede sullo schermo.

Vogliamo conoscere la Barbara che esiste dietro la telecamera: le scelte che hanno segnato il suo cammino, le difficoltà che ha incontrato, le battaglie personali e professionali, il rapporto con il giudizio degli altri e quella forza che permette a una donna di continuare a costruire il proprio spazio, anche quando il percorso cambia direzione.

Perché il talento può aprire una porta, ma sono la determinazione, il lavoro e la capacità di reinventarsi a permettere di continuare a percorrere quella strada.

Oggi Barbara guarda al futuro con nuovi progetti e nuove sfide. E noi abbiamo voluto incontrarla proprio in questo momento, per parlare di televisione, giornalismo, Rai, scrittura, sogni e futuro, ma soprattutto di donne.

Di quelle donne che non hanno paura di ricominciare, di cambiare direzione e di pretendere dalla vita qualcosa di più.

E proprio a loro Barbara, alla fine della nostra intervista, affida il suo messaggio.

Chi è oggi la donna dietro la telecamera e dietro la penna?

Una donna che ha imparato a stare in ascolto. Vengo dal Sud, e credo che la mia terra ti insegni due cose: la pazienza e il senso della misura. Ci ho messo anni per capirlo. Sono vulcanica, un treno sempre in corsa, una donna che fa un mestiere che gli resta appiccicato anche quando non lavora, e che cerca di farlo bene. Oggi cerco di essere più riflessiva. Nel mio caso la persona e la professionista non sono due cose separate, sono fatte dello stesso impasto. Il modo in cui ascolto un intervistato è lo stesso con cui ascolto un’amica. La cura che metto in un pezzo è la stessa che metto quando mi do a qualcuno nel senso più bello e affettivo del termine. Ho lavorato per molti anni in Puglia prima di trasferirmi a Roma: da lì mi porto dietro l’idea che il lavoro sia una forma di serietà, non di visibilità. Se proprio devo descrivere la donna dietro la penna, forse oggi direi “semplicemente io, così come mi si vede, senza filtri”. 
Credit Photo a cura di: ROBERTO LUCIANI
La svolta professionale che ha cambiato davvero la tua vita.
L’incontro con chi ha creduto in me. Fino a quel momento avevo costruito un percorso solido in Puglia, con il giornalismo, la scrittura sul territorio, gli eventi, ma sempre individuale. A un certo punto ho capito che questo contesto mi stava stretto e ho iniziato a girare l’Italia in lungo e in largo. È stata una scelta non sempre comoda e non immediata. Da quel momento, sono arrivate le collaborazioni con la Rai, la televisione, i premi e il lavoro con testate come Affaritaliani.it. La svolta non è stata un programma o una firma: è stato il momento in cui ho smesso di aspettare che qualcosa accadesse. L’ho semplicemente incontrata. 
Credit Photo a cura di: SKYF MARINA
Il sacrificio più grande.
Le distanze. Non le ore di lavoro, quelle si mettono in conto. Le distanze: le cene di famiglia saltate, gli inviti a cui dici di no, le persone che vedi due volte l’anno. Chi fa questo mestiere lo sa, la disponibilità è quasi totale e il calendario non lo decidi tu. Ho fatto anni di gavetta in cui guadagnavo pochissimo e lavoravo moltissimo, e non me ne pento. Ma se mi chiedi il prezzo vero, è quello affettivo. È qualcosa che si recupera solo in parte, e solo se decidi di recuperarlo.
Scrivere o condurre: dove ti esprimi di più?
Sono due muscoli diversi. Nella scrittura mi riconosco di più, perché è lì che posso costruire, tornare indietro, togliere. Il mio lavoro sul territorio, la rubrica gastronomica su La Gazzetta del Mezzogiorno, nascono tutti da quel bisogno di raccontare con calma. La conduzione però mi ha insegnato una cosa che la scrittura non ti insegna: la prontezza. Davanti a una telecamera non hai una seconda battuta, e devi far sentire a casa chi hai di fronte. Ma soprattutto ti esprimi con la tua energia, la personalità, anche il sorriso. Se devo scegliere, dico che scrivendo esprimo me stessa, conducendo faccio esprimere anche gli altri e il flusso che ne deriva. E il mestiere, quello vero, sta più nella seconda cosa che nella prima.
Credit Photo a cura di: SKYF MARINA
Hai dovuto dimostrare qualcosa in più perché donna?
Sì, e sarebbe disonesto rispondere diversamente. A una donna si guarda l’aspetto prima della competenza, e questo comporta un doppio lavoro: devi essere preparata e devi anche dimostrare di esserlo, perché non viene dato per scontato. Mi è capitato di arrivare in redazione o su un set con una preparazione superiore a quella richiesta, e di essere comunque giudicata dall’apparenza. Mi è capitato di essere sottovalutata, ridimensionata, criticata perché ho una testa pensante. Il metodo giusto è studiare più degli altri, arrivare prima, conoscere le cose di cui si parla. È faticoso, ma alla lunga i fatti pesano più delle opinioni.
Come si difende oggi l’autorevolezza di una giornalista?
Con le fonti e con la coerenza. L’immagine può aprirti una porta, ma non ti tiene nella stanza. Quello che ti tiene nella stanza è che quando dici una cosa, quella cosa è verificata. Viviamo in un tempo in cui tutti pubblicano e pochi verificano, e paradossalmente questo rende il giornalismo più necessario, non meno. Io credo molto nella specializzazione: sapere davvero di qualcosa, avere un territorio, un ambito, delle competenze riconoscibili. E poi la coerenza nel tempo, che è la cosa più difficile da simulare. I follower si comprano, la credibilità no. Si costruisce lentamente e si perde in un pomeriggio.
Credit Photo a cura di: SKYF MARINA
I progetti nel cassetto?
Il sogno è un programma televisivo che racconti l’Italia partendo dalla sua cultura, intesa come chiave di lettura sociale, di radice. Le storie di chi produce, i paesi che si spopolano, i mestieri che resistono. Ho passato anni a raccontare il Sud e mi sono convinta che ci sia ancora un enorme giacimento di storie che la televisione non ha toccato. E poi c’è il desiderio, più lento, di un libro. Ma quello arriverà quando avrò qualcosa di davvero necessario da dire.
Il messaggio alle donne che si sentono frenate.
Che la paura non va aspettata. Non arriva un giorno in cui ti sentirai finalmente pronta e legittimata: quel giorno non esiste, e chi ve lo racconta mente. Si parte con la paura addosso, si fa la telefonata con la voce che trema, si manda la mail che sembra troppo ambiziosa. La sensazione di non essere abbastanza accompagna quasi tutte le donne che stimo, comprese quelle arrivate molto più in alto di me. La differenza non la fa l’assenza di quel sentimento, la fa il decidere di muoversi lo stesso. E sul giudizio degli altri: peserà molto meno di quanto immaginate, perché gli altri sono occupati a giudicare sé stessi. Il tempo che passate a chiedere il permesso è tempo che non state passando a lavorare al vostro sogno.
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Crediti fotografici: SKYF MARINA e ROBERTO LUCIANI

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