Ci sono momenti nella vita in cui cambiano le priorità. Arrivano nuovi ruoli, nuove responsabilità e, quasi senza accorgersene, alcune parti di sé finiscono temporaneamente sullo sfondo.
È quello che è successo a Rosita Donati, mamma di quattro figli, professionista nel settore dei trasporti e con un passato nel mondo della fotografia, degli eventi e della moda.
La sua, però, non è semplicemente la storia di un ritorno in passerella. È il racconto di una donna che, dopo aver scelto consapevolmente di dedicarsi alla famiglia, ha sentito il bisogno di recuperare uno spazio personale, la propria femminilità e alcune passioni che avevano fatto parte della sua vita prima della maternità.
Un percorso che parte da molto lontano, dalle sue origini peruviane.

Rosita, partiamo proprio dalle tue radici. Sei nata in Perù e sei arrivata in Italia quando eri molto piccola. Che ricordi hai di quel passaggio?
“Sono nativa di Lima e sono arrivata in Italia quando avevo sei anni. Sono stata adottata da una famiglia italiana e sono cresciuta a Temù, vicino a Ponte di Legno. È stato un cambiamento enorme: avevo ricordi di un Sud America caldo, festaiolo e tropicale e mi sono ritrovata in un paese di montagna, con la neve e uno stile di vita completamente diverso.”
Proprio la montagna e lo sport hanno contribuito a formare una parte importante del suo carattere.
“Sono cresciuta con una disciplina sportiva molto forte. Ti alzi presto, fai sport, hai degli obiettivi e impari a impegnarti fino alla fine. Sono valori che ho portato con me crescendo e che applico ancora oggi.”

Due mondi molto diversi dentro la stessa persona
Da una parte il calore e la spontaneità delle origini sudamericane. Dall’altra il rigore imparato crescendo in montagna.
Quanto senti convivere oggi queste due anime nel tuo carattere?
“La parte sudamericana è sicuramente quella più solare e socievole. Sono una persona molto espansiva: bastano pochi minuti e mi viene naturale ridere, parlare e condividere. Sul lavoro, invece, emerge molto la parte disciplinata. Quando mi pongo un obiettivo voglio arrivare fino in fondo.”
Una caratteristica che Rosita riconosce anche nella sua attività professionale nel settore dei trasporti.
“Mi piace arrivare a fine giornata sapendo di essere riuscita a rispettare una tabella di marcia e di aver portato a termine quello che dovevo fare. Ho bisogno di avere un obiettivo e raggiungerlo.”
A diciotto anni arriva poi Brescia e con la città si apre una fase completamente nuova.
Locali, eventi, vita notturna, fotografia, esperienze professionali e nuove conoscenze.
“Quando sono arrivata in città mi si è aperto un mondo. C’era la movida, si viveva molto la notte e ho conosciuto tanti locali del Bresciano e del Lago di Garda. Più conoscevo persone, più arrivavano opportunità. Devo dire che mi sono divertita tantissimo.”

Quando la maternità cambia le priorità
Poi arriva una nuova fase della vita: Rosita diventa mamma. E non una volta sola, ma quattro.
Con i figli cambia inevitabilmente anche il ritmo delle giornate.
Quando hai messo da parte quel mondo, ti è sembrato di rinunciare a qualcosa oppure è stata una scelta naturale?
“È stato naturale. Io amo i bambini e quando sono diventata mamma ho pensato: adesso mi dedico a loro. Erano piccoli, dovevo crescerli ed educarli. Avevo scelto io di diventare mamma e per me era normale esserci.”
Cambiano anche le abitudini più semplici.
“La sera ero presente per loro. Magari prima giravo con i tacchi, poi mi sono ritrovata con un bambino in braccio, uno nel passeggino e le scarpe da ginnastica. Era semplicemente un’altra fase della vita.”
Rosita, però, non racconta la maternità come qualcosa che le abbia tolto libertà.
Il passaggio più interessante arriva dopo, quando i figli iniziano a crescere e riemerge un bisogno rimasto in silenzio.
“Quando hanno iniziato a diventare un po’ più grandi mi sono detta: provo a rimettermi un po’ insieme, a ritrovare anche la mia femminilità. Mi mancava quella parte più femminile, il divertimento, persino il semplice stare con altre donne e fare una chiacchierata.”

La domanda che cambia tutto: “Perché non provarci?”
La scintilla arriva osservando alcune amiche, anche loro mamme, che partecipavano a concorsi.
È stato quello il momento in cui hai capito che volevi tornare a metterti in gioco?
“Ho visto alcune mie coetanee partecipare a dei concorsi e mi sono chiesta: perché io non provo? Pensavo anche che sarebbe stato bello rincontrarle e condividere nuovamente quei momenti.”
Per Rosita si trattava, inoltre, di un terreno in parte nuovo.
“Avevo fatto la modella e la ragazza immagine, ma non avevo mai affrontato veramente il mondo dei concorsi e della passerella in quel modo. Ho pensato che potesse essere qualcosa di nuovo da imparare.”
Ed è proprio sull’apprendimento che torna uno dei fili conduttori della sua storia.
“Anno dopo anno sono migliorata nel camminare e nello sfilare. Anche la passerella è interpretazione: ti permette di tirare fuori una parte femminile che magari durante la quotidianità pensi quasi di non avere.”
Il peso del giudizio degli altri
Tornare davanti a un obiettivo o su una passerella dopo quattro gravidanze significa inevitabilmente confrontarsi anche con lo sguardo esterno.

Hai avuto paura del giudizio?
“All’inizio sì. Quando diventi mamma a volte pensi: cosa penseranno gli altri di me? Ti senti quasi il giudizio addosso. Ma poi dentro di me mi sono chiesta: perché dovrei vergognarmi? A me piace sfilare, mi piace la fotografia, mi piace stare in compagnia di altre donne. Non sono una cattiva mamma per questo.”
Da qui nasce una convinzione che attraversa tutta l’intervista: la felicità personale non è necessariamente qualcosa che si sottrae alla famiglia.
Può diventare, al contrario, qualcosa da riportare dentro casa.
“Se una mamma è felice, secondo me quella felicità arriva anche alla famiglia. I miei figli mi vedono felice e io torno a casa ancora più felice. È qualcosa che si trasmette.”
Ed è proprio dai figli che Rosita riceve alcuni dei segnali più belli.
“Sono i primi a fare il tifo per me. Mi chiedono: ‘Mamma, hai vinto?’. E magari rispondo che non ho vinto, ma sono migliorata. Loro mi dicono che sono diventata più brava e questo per me è bellissimo.”
Insegnare ai figli a non vergognarsi dei propri sogni
Il percorso di Rosita assume così anche un valore educativo.
Che cosa vorresti che i tuoi figli imparassero guardandoti?
“Prima di tutto che non bisogna vergognarsi di quello che si vuole fare. Il giudizio degli altri è relativo. Devi essere tu la prima persona a credere nelle tue scelte e devi saperle portare avanti.”
Il secondo insegnamento riguarda la costanza.
“Vorrei insegnare loro il valore dell’obiettivo. Quando ho iniziato non ero molto brava e mi sono detta che l’anno successivo sarei migliorata. Loro hanno visto la mia crescita nel camminare e nel posare.”
Una filosofia che, per Rosita, vale praticamente in ogni ambito.
“È come a scuola, nello sport o nei concorsi: più provi e più ti impegni, più migliori. Se una cosa ti piace, falla e non scoraggiarti.”
Il set come spazio in cui interpretare altre parti di sé
Nel racconto di Rosita la fotografia non è soltanto immagine.
Davanti all’obiettivo diventa quasi una forma di interpretazione.

Hai detto che sul set ti senti quasi un’attrice. Che cosa significa per te?
“Davanti all’obiettivo interpreto diverse sfaccettature e diverse personalità. È un po’ come interpretare qualcuno che magari non sei, ma che per quell’ora di shooting ti piacerebbe provare a essere.”
Fuori dal set, invece, Rosita si definisce una persona trasparente.
C’è però un confine che protegge con molta attenzione: quello della famiglia.
“Non tendo a nascondere chi sono, però sono molto discreta sui miei figli. Non racconto tutto quello che fanno e cerco di creare una specie di bolla di sapone che appartiene a loro.”
Una scelta che riguarda anche il compagno.
“Io racconto me stessa. Quello che riguarda la famiglia, i figli e il mio compagno preferisco tenerlo per noi. È la mia bolla d’amore.”
Essere la stessa persona anche sui social
In un mondo in cui l’immagine digitale rischia spesso di diventare un personaggio separato dalla vita reale, Rosita ha scelto una strada diversa.
Quanto è difficile essere autentici sui social?
“A volte mi dicono: perché non fai due profili, uno personale e uno per il lavoro? Ma perché dovrei? Io sono quella che vedete nelle fotografie e nei reel, ma sono anche la stessa persona che potete incontrare per strada.”
E proprio la socialità torna ancora una volta come elemento profondamente legato alle sue origini.
“Sono una persona molto a pelle. Se incontro qualcuno con cui ho parlato magari tempo prima, spesso mi ricordo di lui. Mi piace parlare con le persone e prenderle a cuore. Credo sia proprio il mio carattere sudamericano.”
La storia di Rosita Donati racconta quindi qualcosa che va oltre una passerella o uno shooting fotografico. Racconta la possibilità di accettare che nella vita possano convivere identità diverse. Essere madre senza rinunciare alla propria femminilità. Essere professionista, compagna, donna. Occuparsi degli altri e, allo stesso tempo, imparare a riconoscere nuovamente i propri desideri. Perché ritrovarsi non significa necessariamente tornare alla persona che si era prima. A volte significa semplicemente concedersi il diritto di scoprire chi si è diventate.
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